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Sì col cà, Sì col cà, sfanculiamoli!
Se il Natale vuoi salvare, mandali a cagare
Sì col cà, Sì col cà, sfanculiamoli!
Il Covid non ci sarà più se-li mandi a fare in cul
Se vuoi la condoglianza
affidati a Speranza
Se-ti arrapi con Burioni
Vai fuori dai coglioni
Se ancora vuoi campar
Tu non t’inocular
Ignora ‘sti mafiosi sennò rischi la trombosi
Sì col cà, Sì col cà, sfanculiamoli!
Se in salute vuoi restare, mandali a cagare
Sì col cà, Sì col cà, sfanculiamoli!
Il Covid non ci sarà più se-li mandi a fare in cul
Sì col cà, Sì col cà, sfanculiamoli!
Per-i nemici della democrazia
fanculi anche alla zia
Sì col cà, Sì col cà, sfanculiamoli!
Il Covid non ci sarà più se spegni la tv
GLI SCIENZIATI SONO I NUOVI MAGISTRATI
Chi ha dai trenta anni in su, ha vissuto nell’età della ragione tutta la Seconda Repubblica col suo carico di fuffa ad essa associato, in particolar modo lo scontro tra berlusconiani e antiberlusconiani. Che lungi dall’essere uno scontro di idee del tutto normale in Occidente dove in Francia ci si divide tra destra repubblicana (qualche volta lepenista) e sinistra socialista, in Germania tra cristiani democratici e e socialdemocratici, negli USA tra Repubblicani e Democratici, in Inghilterra tra laburisti e conservatori, in Italia assunse la grottesca piega di uno scontro identitario, con venature giudiziarie.
A destra si diceva che la magistratura fosse fatta di toghe rosse, a sinistra – quando ancora i discendenti di Di Pietro non avevano iniziato a colpire il PDS e derivati – si esaltava la magistratura come argine contro lo strapotere berlusconiano, ignorando tutti i marchiani errori logici sottesi a tale esaltazione. E ho assistito con i miei occhi alla sconcertante lite tra uno zio e il nipote che arrivavano alle mani non per questioni ereditarie – come pure sarebbe stato più normale ancorché sgradevole – ma se Berlusconi sapesse o meno che Ruby era minorenne. Il tutto mentre il Cavaliere se la godeva in una delle sue ville megagalattiche magari beandosi di tanta attenzione, sia negativa che positiva.


Intendiamoci bene, la magistratura è il cardine di uno stato di diritto ed essa è sicuramente composta da fior di cervelloni che, nella stragrande maggioranza dei casi, per accedervi vincono un concorso durissimo, che miete vittime anche tra coloro che poi svolgeranno una fortunatissima carriera in altri mestieri giurisprudenziali. Ma in quanto potere composto da uomini, naturalmente va sottoposta a controlli come qualsiasi potere. Epperò non c’è niente da fare, una pessima Costituzione ha deciso che debbano essere intoccabili e oggi ci ritroviamo a discutere di scandali che sorprendono solo chi ha identificato nel magistrato un oplita del Bene sempre proteso all’inseguimento di una perpetua palingenesi morale e sociale. Di sicuro non i tanti che la giustizia l’hanno vista funzionare troppo da vicino per pretendere che si idealizzasse. La magistratura ha, così, toccato il punto più basso della sua popolarità e un’eventuale riforma della giustizia, dai contenuti radicali, oggi incontrerebbe forse (dico forse) meno resistenze del passato.
Il nostro è un paese che tritura tutto, imparando poco. Alla sporcizia dell’agone politico abbiamo immolato svariati princìpi che godevano di un credito illimitato. Che un geniale imprenditore fosse automaticamente anche un grande politico; che l’onestà e la parità tra gli iscritti ad un partito fossero forieri di prosperità e ricambio politico; che i tecnici al governo alla maniera del signor Wolf avrebbero risolto quei problemi che una pasticciona classe politica, alla maniera di Vincent Vega e Jules Winnfield aveva creato; che bastasse “rottamare” un’intera classe politica per cambiare questo paese; in sostanza abbiamo assistito alla sistematica caduta di miti che hanno caratterizzato la narrazione di tutta la politica della seconda Repubblica.


Ogni narrazione – sennò non la definiremmo tale – conteneva numerosi errori logici di fondo. Un imprenditore può realizzare grandi imprese nel privato ma fallire la rivoluzione liberale. Un movimento può essere fatto di persone incensurate, specie se divinizza acriticamente la magistratura, e pur tuttavia rinnegare disonestamente i cardini ideologici che ne avevano favorito l’ascesa. Un governo di tecnici può conoscere alla perfezione la materia ma se non è provvisto di visione politica, delle conoscenze tecniche non sa cosa farsene. E magari se ne va lasciando il paese in condizioni persino peggiori. E la rottamazione non serve assolutamente a nulla se quelli che arrivano dopo sono peggiori di quelli di prima.
Ora va di moda un’altra narrazione: l’idea che affidando il paese agli scienziati, altrettanto scientificamente il paese si salva e diventa virtuoso. E questa è forse la narrazione che di errori logici ne contiene di più – e ce ne vuole – rispetto alle altre.
Il primo di essi lo si scorge se si conosce l’etimologia della parola “scienza” che deriva dal latino “scio”, io so. Ma ciò che io so non è detto che sia quello che è. Per secoli la scienza, nelle sue declinazioni, ha creduto vere cose che poi si sono rivelate clamorosi falsi. Per secoli si riteneva che il Sole girasse attorno alla Terra. Che per guarire un paziente bisognasse praticargli dei salassi. Recentissimo è il caso della “memoria dell’acqua”, scoperta che sbugiardata valse al suo teorico il Premio Ignobel (una specie di Razzie Awards della scienza, suppongo) un po’ meno recente è l’errore dei raggi N. Per cento anni tra Settecento e Ottocento, si credette di poter curare le persone sfruttando i campi magnetici. Cose che oggi fanno ridere ma che ai tempi costituivano il “sapere” propriamente detto, ciò che io so, scio, dunque scienza. Ma che non è detto che corrisponda a ciò che effettivamente sia. Errori normalissimi perché, come ricordava Richard Feynman (premio Nobel per la Fisica nel 1965): “la Scienza è fatta di errori, che sono utili perché, piano piano, sono proprio questi errori che ci guidano verso la verità”.
La teoria della relatività che consacrò Einstein ancora oggi incontra numerosissimi contestatori, tutti fior di scienziati. Un mio parente, che fu un importante ricercatore, si diceva convinto che TUTTI i tumori avessero un’origine virale, opinione osteggiata dalla comunità scientifica. Ed è tuttavia, oggi, opinione comune che il Papilloma virus induca il cancro all’utero. E qui c’è il secondo errore logico, ricorrente anche quando si parla di diritto e dunque di magistratura, e cioè che sia sufficiente avere ragione per vedersela data. Gli scienziati sono, di fatto, una comunità umana come tutte le altre. Così come la magistratura, è fatta da persone virtuose come lo erano Falcone e Borsellino, ma che possono anche essere parte di sistemi deviati come Palamara. E così come stiamo scoprendo una Magistropoli, è possibilissimo che un giorno scopriremo una Scienzopoli. Se un domani io scoprissi, che ne so, la cura del cancro, non basterebbe che questa guarisca il paziente: la comunità scientifica dovrebbe riconoscerla come valida per poter essere applicata né più né meno di come un imputato può trascorrere l’intera vita in galera per un reato che non ha commesso e un delinquente può farla franca. Magari perché il giudice che doveva condannare il colpevole o assolvere l’innocente, è stato corrotto o minacciato. E dunque la mia cura potrebbe essere sabotata dalla comunità scientifica. Magari perché qualche scienziato viene corrotto da qualche casa farmaceutica.


Nel caso di tutta la controversa querelle sul covid-19, ma anche quella relativa ai vaccini, scientisti e antiscientisti, messi gli uni contro gli altri dalle squadriglie politiche, dimenticano il punto di fondo: della scienza non è lecito dubitare in quanto scienza ma in quanto amministrata da esseri umani. Il problema non è, cioè, se esista o meno il covid-19, se i vaccini facciano bene o male. La vera domanda è “Possiamo fidarci di questa classe di scienziati?”.
Ognuno avrà la sua risposta a questa domanda ma se è perfettamente lecito che qualcuno decida di affidare acriticamente la sorte dei propri figli ad un Burioni o chi per lui, dall’altro è altrettanto lecito che prima di far sbucherellare allegramente i nostri bambini per poi, come è avvenuto svariate volte, scoprire che una partita di vaccini può essere avariata, che quel vaccino possa essere pericoloso, che le trasfusioni vengano fatte con sangue infetto da AIDS, perché magari un ministro si è venduto alle case farmaceutiche – ed è successo proprio in Italia – dicevamo è altrettanto lecito non fidarsi a priori. E dunque cercare di capire se esistano alternative. Informarsi ovunque possibile, naturalmente evitando di cadere nelle trappole dei siti spacciabufale – che sono, oggi, un business al pari di Big Pharma – o di dare per scontate le tesi opposte.
La scienza ha compiuto passi che hanno migliorato la nostra vita. Allungandola, rasserenandola. Ma anche commesso gravi errori. Non va demonizzata ma neanche esaltata. E’ fondamentale ma non deve scadere nel fondamentalismo. E soprattutto non le va affidato il compito di governare un paese perché, come la magistratura, fornisce informazioni pure e semplici, di cui poi il politico – che risponde al popolo del suo operato – deciderà che uso farne. L’energia nucleare è un’informazione con cui si possono fare cose meravigliose e cose pericolosissime. I vaccini, se fatti come si deve, debellano malattie pericolosissime ma se non ben confezionati, possono divenire una pericolosissima arma virologica.
E soprattutto, così come vale per qualsiasi cosa, bisogna sempre tenere alto lo spirito critico.
Un giorno potremmo scoprire che anche nei laboratori scientifici si nasconde un Palamara.
Magari dopo aver rovinato la salute dei nostri figli.
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