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Sulle elezioni francesi e non solo
Il mio disinteresse nei confronti delle elezioni francesi è palese, dal momento che sono abituato a giudicare le vicende interne e gli affari esteri da un'angolatura geopolitica, secondo schemi di confronto conflittuale tra nazioni, e non secondo schemi politicistici che tendono a contrapporre la destra alla sinistra. Per me la Francia ci è ostile, qualunque sia il colore del partito al governo. La Francia ha concorso a destabilizzare la Libia, ci sta portando via diverse aziende e mira insidiosamente a satellizzare il Nord Italia. Lo stesso discorso lo applico alle elezioni di novembre negli USA, l'egemone che da 80 anni ci tarpa le ali. Né Washington né tanto meno Parigi vogliono un'Italia forte e autonoma al centro del mediterraneo. Ragion per cui mi auguro, senza tanti preamboli e infingimenti, che questi due Paesi vadano a ramengo, perché solo affrancandoci da essi torneremo a reggerci sulle nostre gambe. Detto ciò, pur nel disinteresse totale ma attivo che la kermesse elettorale francese suscita in me, confesso di non conoscere i veri programmi dei due schieramenti francesi. Dai commenti degli opinionisti italiani, mainstream e non, Mélenchon e Bardella (Le Pen) risultano simultaneamente liberisti e statalisti, antisemiti e filosionisti, anti e pro Putin, anti e pro NATO e addirittura progressisti e conservatori. Mah!
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