Una trentina di anni fa, quando abitavo ancora nella casa paterna, mi capitava spesso di andare a fare colazione o bere una birra in un bar situato nei paraggi. Il titolare di questo bar era il sig.Antonio. Egli nacque in un paese dell'entroterra sardo e come tanti suoi compaesani, verso gli anni '60, prese la proverbiale valigia di cartone legata con lo spago e andò a cercare fortuna a Milano.
Il sig.Antonio iniziò a lavorare in fabbrica e i primi tempi furono colmi di sacrifici, ça vas sans dire.
Immaginatevi una persona nata e cresciuta in mezzo ai monti della Sardegna, in un paesino dedito ad agricoltura e pastorizia, catapultata di punto in bianco in una metropoli frenetica, grigia e disumanizzata.
Comunque col tempo il sig.Antonio si inserisce nel tessuto sociale meneghino. Si sposa con una sua compaesana e mette su famiglia. Nel frattempo sviluppa una forte volontà di riscatto sociale e una spiccata idiosincrasia nei confronti del cosiddetto Padrone e dei capitalisti in generale. Come Fantozzi, in uno dei primi film della saga, nel quale il personaggio interpretato da Paolo Villaggio viene introdotto da un collega comunista alle letture "proibite" quali Marx, Engels, Lenin etc. etc.
Comunque alla fine, dopo anni di duro lavoro e di sudati risparmi, il sig.Antonio decide di levare le tende da Milano, tornare in Sardegna e aprire un bar a Cagliari.
Arriviamo agli anni '90. Esattamente al 1994. In quell'anno ci furono le elezioni politiche vinte clamorosamente e inaspettatamente da Silvio Berlusconi.
Quella vittoria fu una vera e propria doccia fredda, un calcio in faccia per tutta la galassia comunista-progressista. Poiché in seguito al colpo di Stato giudiziario, operato nel 1992 dalla magistratura filo comunista, gli eredi del PCI si aspettavano di vincere a mani basse. Infatti i compagni con la toga avevano tolto di mezzo tutti i partiti della Prima Repubblica lasciando sul campo solo la "gioiosa macchina da guerra" guidata da Achille Ochetto. Praticamente la Sinistra italiana al completo pregustava una vittoria sicura al 1000% grazie alla mancanza di avversari politici.
Invece inaspettatamente, come detto prima, vinse l'imprenditore edile e televisivo milanese Silvio Berlusconi. Tra l'altro vincendo con un partito creato dal nulla in pochi mesi.
Figuratevi come la prese il sig.Antonio! Non solo aveva vinto la Destra, ma guidata pure da un creso milanese!
Ora tenete conto del fatto che in quel periodo il sottoscritto era un ultra atlantista di destra duro e puro. Anticomunista viscerale e appassionato sostenitore del MSI e del suo leader del periodo: Gianfranco Fini. Quest'ultimo facente parte della coalizione guidata da Berlusconi. Facile immaginare dove andò a finire il mio voto....
Comunque a pochi giorni dalla cocente disfatta progressista mi recai come al solito al bar del sig.Antonio. Non mi ricordo la causa scatenante della diatriba comunque mi ricordo che tra me e il sig.Antonio si innescò un'accesa discussione politica. Il titolare del bar era totalmente fuori di sé. Schiumava di rabbia e non poteva accettare che un personaggio come Berlusconi potesse guidare l'Italia poiché, come detto prima, l'imprenditore meneghino agli occhi del sig.Antonio rappresentava una perfetta sintesi della malvagità e della corruzione umana.
E qui veniamo al dunque di questa lunga premessa.
È un dato di fatto inoppugnabile che Silvio Berlusconi, in quanto uomo d'affari fino al midollo, ha gestito l'Italia come un'azienda. E chi gestisce un'azienda deve per forza di cose ottenere dei profitti. Deve fare in modo che i guadagni superino le spese. E non è un mistero per nessuno il fatto che l'imprenditore lombardo abbia utilizzato il proprio potere politico per avvantaggiare anche i propri affari personali.
Però per onestà intellettuale bisogna ammettere che ogni tanto gli interessi personali di Berlusconi coincidevano con gli interessi del cittadino comune. Prendiamo per es. l'abolizione della tassa di successione. Ovvero una tassa iniqua a prescindere dal conto in banca di chi ne venisse colpito.
Comunque tra le altre cose Berlusconi abolì anche la tassa sui frigoriferi, che diede un po di respiro ai proprietari di bar e ristoranti.
E quindi feci presente al sig.Antonio che, nonostante tutto, Berlusconi era venuto incontro anche alle esigenze di un sardo che emigrò in Lombardia e che poi tornò in Sardegna per aprire un locale pubblico.
Da qui in poi prese piede un dialogo a dir poco surreale poiché il sig.Antonio mi disse:
"È vero! Berlusconi mi fa risparmiare due milioni di lire all'anno. Ma non lo fa per me. Lo fa per le sue aziende!"
"Si sig.Antonio. Lei ha ragione, però deve convenire che anche lei è avvantaggiato da questo provvedimento..."
"Certo che sono avvantaggiato! Ma questa legge Berlusconi l'ha fatta per le sue aziende! Non per me!"
"Si sig.Antonio. Le do ragione ma che problemi ci sono se Berlusconi fa una legge per lui ma poi ne gode anche lei?"
"Perché lui la legge non l'ha fatta per me ma per le sue aziende!". E così via all'infinito...
Alla fine pagai il conto e salutai per spezzare il loop dialettico che si era instaurato.
Per farla in breve: cosa era successo?
In pratica il sig.Antonio era talmente ammorbato e sopraffatto dai propri pregiudizi personali e dalle proprie sovrastrutture ideologiche che non riusciva a cogliere una cosa oggettivamente buona per se stesso.
Tutto questo lungo aneddoto riguardo il sig.Antonio mi è servito per descrivere un'inclinazione a cui noi tutti siamo esposti. E cioè quella di guardare la realtà circostante attraverso delle lenti ideologiche o comunque intrise di pregiudizi personali, come abbiamo visto prima.
Anche il sottoscritto è stato vittima di queste dinamiche.
Infatti tempo fa fui sedotto da ideologie, uomini e simboli attualmente molto cari agli appartenenti del battaglione Azov. Col passar del tempo smussai gli angoli più acuti però fondamentalmente rimasi ben radicato nella galassia della cosiddetta Destra italica. E in virtù di ciò ritenevo automaticamente nemici tutti coloro che non appartenevano alla mia stessa galassia.
Poi grazie a Dio mi riavvicinai alla Fede Cattolica e, come S.Paolo sulla via di Damasco, mi caddero tutte le scaglie che avevo davanti agli occhi che non mi permettevano di percepire la Realtà come essa è. Di conseguenza abbandonai tutte le sovrastrutture culturali e intellettuali che mi impedivano di discernere con precisione la Verità dalla Menzogna, il Bene dal Male.
Faccio un esempio. Prima ero totalmente impermeabile alle idee e ai pareri di chiunque non la pensasse come me, non leggesse i miei stessi giornali o non seguisse la mia stessa ideologia. Adesso mi chiedo molto semplicemente: un'azione è giusta o è sbagliata? Porta al bene o al male?
E chiunque sia disposto ad operare il Bene va sostenuto a prescindere dalla sua condizione sociale, dalla sua cultura, dalla sua ideologia o dalla sua tessera politica.
A tal proposito vorrei andare a quel fatidico 28 Febbraio del 2025. Ovvero la data del famoso incontro-scontro tra Zelensky e Trump, consumatosi tra le pareti dello Studio Ovale della Casa Bianca.
Su questo episodio si sono sprecati fiumi d'inchiostro, commenti, visualizzazioni, parodie etc. etc. E anche il sottoscritto non si è tirato indietro a riguardo.
Infatti in precedenza avevo già vergato un articolo nel quale rimarcavo il fatto che tanta, troppa gente si era fatta travolgere da un'ingiustificata empatia nei confronti di Zelensky bistrattato, maltrattato e umiliato da Donald Trump a reti unificate.
In sintesi a Zelensky fu consigliato dallo staff del Presidente USA di presentarsi con un abito informale classico (giacca e cravatta). Invece il pupazzetto delle élite anglosassoni, sicuramente imbeccato dalla Gran Bretagna, si presentò con la "mise" da combattimento d'ordinanza. E già così si dimostrò oltremodo sfacciato. Inoltre si propose al cospetto di Trump in modo a dir poco guascone e gradasso. Come se egli stesse vincendo la guerra e avesse le carte in regola per dettare le proprie condizioni alla Federazione Russa e agli Stati Uniti.
Diciamo che Donald Trump, magari con metodi poco diplomatici, ha ricordato allo stesso Zelensky e al mondo intero che il peso politico del leader ucraino vale meno del due di coppe a briscola.
Fatto sta che in quell'occasione molti commentatori della cosiddetta "area del dissenso" fecero una nutrita serie di distinguo.
Infatti stigmatizzarono l'eccessiva rudezza del tycoon statunitense nei confronti dell'ex comico ucraino. Inoltre si concentrarono sul fatto che Trump sarebbe un vile affarista che vuole depredare le risorse naturali dell'Ucraina per rifarsi delle ingenti spese belliche affrontate. Infine c'è stato chi ha rimarcato il fatto che Trump, in pieno delirio di onnipotenza, vorrebbe annettere il Canada e la Groenlandia sotto la giurisdizione degli Stati Uniti.
Tutto vero, per carità. Però ritengo che i "dissenzienti" di cui sopra siano entrati nella stessa forma mentis del sig.Antonio. Ovvero si siano fatti sopraffare dai propri pregiudizi personali, politici e ideologici. E di conseguenza abbiano perso di vista il Bene supremo.
E quale sarebbe questo Bene supremo? La fine della guerra e la vita preservata di centinaia di migliaia di giovani ucraini destinati macello.
Purtroppo alcuni analisti, pur operando fuori dalle piattaforme mainstream, contemplano gli eventi legati alla geopolitica condizionati da un sostrato ideologico marxista-leninista. Il che li porta a considerare gli USA come il Male assoluto a prescindere. Il nemico dell'Umanità per antonomasia.
Per onestà intellettuale non posso non condividere certi giudizi nei confronti dello Zio Sam.
È vero che gli Stati Uniti siano fondamentalmente razzisti, imperialisti e colonialisti. Che si ritengano davvero gli unici depositari del Bene e della Democrazia. E nei confronti delle altre nazioni agiscano come dei rapaci. Non per niente hanno scelto l'aquila come simbolo...
Però, appunto, bisogna essere realisti e ammettere che se la guerra tra Russia e Ucraina è stata voluta, progettata, innescata e sostenuta dagli Stati Uniti solo gli Stati Uniti sono in grado di disinnescarla.
E come il sopramenzionato Berlusconi basava le proprie decisioni politiche sul tornaconto economico, così Trump pone il guadagno come bussola per orientarsi negli affari interni ed esteri.
Quindi se il Presidente degli USA è intenzionato a far cessare il conflitto in Ucraina non è certamente per spirito di carità ma molto più semplicemente per motivi economici.
Infatti è dal 24 Febbraio del 2022, ovvero l'inizio delle ostilità, che la NATO con gli Stati Uniti in primis foraggiano l'Ucraina con ingenti e copiose forniture di armi e soldi. Ma a tutt'oggi allo Zio Sam non è tornato indietro neanche mezzo centesimo nell'arco di più di tre anni.
E se un albero non dà frutti cosa si fa? Lo si taglia poiché occupa spazio e si nutre inutilmente. Cosi è l'Ucraina agli occhi di Donald Trump. Ma non dimentichiamo che il nostro Donald ha il business nel DNA e riuscirebbe comunque a cavare sangue dalle rape.
Infatti, è notizia recente, pare che Zelensky abbia abbassato la cresta, si sia cosparso il capo di cenere e abbia firmato un contratto nel quale cede il 50% delle risorse naturali ucraine agli Stati Uniti. In cambio di nulla poiché questo sarebbe una sorta di risarcimento per le armi e i dollari dati in precedenza dagli USA a Zelensky, come detto prima.
Quindi, concludendo, tutti dovrebbero farsi due domande dirimenti: "La fine della guerra è un bene o no?". E ancora: "Le vite dei giovani ucraini sono importanti o no?".
Se in entrambi i casi la risposta è "Si" allora ritengo sia sciocco continuare a porre dei paletti ideologici, etici e politici sulla via della Pace.
Anche se la buonanima del sig.Antonio avrebbe detto che Trump non vuole la Pace per gli ucraini ma per le proprie aziende...
Alessio Paolo Morrone